BUONO A SAPERSI “IN SANITA”
Scopri le notizie sulla Sanità : leggi e approfondisci BUONO A SAPERSI IN SANITÀ.
La Sanità è un tema di vitale importanza per ogni cittadino. Con il continuo evolversi delle leggi, delle tecnologie e delle pratiche mediche, è fondamentale rimanere aggiornati.
BUONO A SAPERSI è la nuova rubrica pensata per aiutarti a capire meglio come funziona la burocrazia sanitaria. Con un linguaggio semplice e diretto, Chiara Prinzi, esperta in comunicazione sanitaria, ti guiderà passo passo per semplificare il tuo accesso alle cure, conoscere i tuoi diritti e doveri e orientarti facilmente in un sistema spesso complesso ma fondamentale per la tua salute.
In questa sezione, troverai tutte le notizie più recenti e gli approfondimenti su ciò che è BUONO A SAPERSI IN SANITÀ.
31/03/2025
1: Le informazioni sulla Sanità
IL FUNZIONAMENTO DEL SISTEMA SANITARIO ITALIANO
Universalità, uguaglianza ed equità al centro di un modello unico al mondo.
Dal 1978, anno di istituzione del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) con la Legge 833, l’Italia ha tradotto in pratica l’articolo 32 della propria Costituzione, che riconosce il diritto alla salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Questo principio si è concretizzato in un modello basato sull’accesso universale alle cure, indipendentemente dal reddito o dalla regione di residenza.
Un privilegio enorme se consideriamo che in altri Paesi l’accesso alle cure esclude grosse fette di popolazione che non possono permettersi di pagare una assicurazione sanitaria.
I livelli Essenziali di Assistenza (I Lea)
Il sistema sanitario italiano mette a disposizione del cittadino tutto quanto è esplicitamente contenuto all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza, i cosiddetti Lea; se una cura è nei Lea teoricamente lo Stato è tenuto a garantirla, gratuitamente o dietro pagamento del Ticket. I Lea si reggono su tre pilastri:
- Programmi di sanità pubblica e prevenzione collettiva: come ad esempio i programmi vaccinali, la sicurezza alimentare, la sorveglianza sulle malattie infettive, la sorveglianza e la prevenzione delle malattie croniche, la programmazione di screening;
- Attività assistenza ospedaliera, come ad esempio i pronto soccorso, la riabilitazione e le lungodegenze, i centri trasfusionali, le attività legate ai trapianti;
- Attività di assistenza distrettuale diffuse sul territorio: il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta, l’assistenza farmaceutica, l’assistenza domiciliare, ma anche l’attività specialistica ambulatoriale e l’emergenza sanitaria territoriale, cioè il servizio del 118 (e del 112, se attivo nella vostra Regione).
Il Ruolo delle Regioni
Con la riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001, le competenze sanitarie sono state trasferite dallo Stato alle Regioni, creando di fatto 21 servizi sanitari regionali. Si è così stabilita una suddivisione su tre livelli:
- Livello nazionale: comprende gli organi di indirizzo per cui parlamento e governo interagiscono con la Conferenza Stato Regioni, l’organo di raccordo finalizzato proprio alla collaborazione istituzionale tra Stato e Regioni supportati da organi tecnico scientifici come l’Istituto Superiore di Sanità, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), L’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS) e gli istituti zooprofilattici sperimentali;
- Livello regionale: Le regioni gestiscono e organizzano il servizio sul proprio territorio, applicando le norme nazionali;
- Livello locale:Le Aziende Sanitarie Locali (ASL) o Aziende Socio-Sanitarie Territoriali (ASST), insieme alle Aziende Ospedaliere, assicurano le prestazioni sanitarie quotidiane. I Comuni collaborano alla prevenzione, all’assistenza domiciliare e ai servizi sociosanitari integrati.
Questa ampia autonomia regionale permette di adattare i servizi alle esigenze specifiche dei territori, ma può anche generare disuguaglianze nell’offerta e nella
qualità delle cure, alimentando il fenomeno della mobilità sanitaria interregionale. Alcune Regioni, più virtuose, riescono infatti a potenziare i propri servizi e a richiamare pazienti da altre Regioni (mobilità attiva), mentre altre faticano ad offrire prestazioni adeguate (mobilità passiva), con un importante aggravio di spesa per le regioni stesse. La mobilità passiva infatti rappresenta un costo per le Regioni; nel 2024 la Fondazione Gimbe ha stimato che nel 2021 la Regione Sardegna abbia speso oltre 64 milioni di euro in prestazioni di mobilità passiva.
Come si finanzia il sistema sanitario nazionale?
Il sistema è per la gran parte finanziato e sostenuto dalla fiscalità generale: le tasse dei cittadini e i contributi dei lavoratori e delle imprese. Ciò significa che, almeno nelle intenzioni, la salute è vista come un bene comune, finanziato solidalmente da tutti. I servizi essenziali sono gratuiti, altri prevedono una compartecipazione del cittadino, altri invece, considerati non essenziali, sono a pagamento:
- Prestazioni garantite a titolo gratuito: La medicina di base (medico di famiglia e pediatra di libera scelta), le emergenze/urgenze, i ricoveri ospedalieri, e i percorsi di cura per molte malattie croniche sono coperti senza costi diretti per il cittadino.
- Il Ticket sanitario: Per alcuni esami diagnostici, visite specialistiche o prestazioni ambulatoriali può essere richiesto al cittadino il pagamento del ticket, una quota di compartecipazione alle ingenti spese del servizio sanitario nazionale. Tuttavia, sono previste numerose esenzioni in base a reddito, età, patologie croniche o invalidità.
- I Farmaci: I farmaci considerati essenziali o indispensabili per la salute sono forniti gratuitamente o con costi ridotti, mentre quelli non essenziali, o le classi di farmaci a fascia C, restano interamente a carico del cittadino.
Il cittadino può affidarsi ai servizi di ospedali e ambulatori pubblici o a strutture private accreditate dal sistema sanitario nazionale, sia nella propria regione che in altre Regioni Italiane.
Pur con le sue grandi criticità Il Sistema Sanitario Italiano è un pilastro della nostra società, una conquista collettiva che garantisce una solida assistenza sanitaria. Conoscere come funziona, quali diritti ci spettano e come usufruirne al meglio, è il primo passo per operare scelte consapevoli.
Chiara Prinzi
07/04/2025
2: TICKET SANITARIO
TICKET SANITARIO: ECCO COME FUNZIONA LA QUOTA DI COMPARTECIPAZIONE
Il ticket sanitario rappresenta la quota di compartecipazione diretta dei cittadini alla spesa pubblica per l’assistenza sanitaria fornita dallo Stato e dalla Regione di riferimento. Secondo quanto stabilito dai Livelli essenziali di assistenza (LEA), definiti con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017, sono diverse le prestazioni per le quali viene richiesto il pagamento di un ticket. Tra queste rientrano le visite specialistiche, gli esami di diagnostica strumentale, gli esami di laboratorio, le prestazioni erogate in pronto soccorso non classificate come emergenze o urgenze (codici bianchi) e non seguite da ricovero, e le cure termali.
Il costo massimo del ticket
L’importo del ticket varia in base alla Regione di appartenenza. Il range di spesa oscilla dai 36,15 ai 45,15 euro, con la possibilità che tale quota massima cambi a seconda delle delibere locali.
Per calcolare il ticket, gli operatori del Centro Unico di Prenotazione (CUP) sommano le tariffe di ogni singola visita o esame indicato nella ricetta (le singole tariffe sono definite nel Nomenclatore tariffario regionale della specialistica ambulatoriale) e, anche se il totale è superiore alla soglia, il ticket non supera la quota massima stabilita dalla regione di riferimento.
In Sardegna, ad esempio, il ticket massimo ammonta 46,15 euro per chi non gode si alcuna esenzione.
I dati completi, aggiornati al 2024, sono disponibili sul suto del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Monitoraggio della spesa sanitaria 2024).
Inoltre, in Sardegna è stato recentemente approvato il “Nomenclatore e Catalogo delle prestazioni specialistiche ambulatoriali erogabili nell’ambito del Servizio sanitario regionale” in vigore dal 30 dicembre 2024 consultabile online sul sito della RAS.
Validità dell’impegnativa
L’impegnativa ha validità di sei mesi dalla data di rilascio, che è riportata sull’impegnativa. La prestazione deve quindi essere erogata entro questo arco temporale. Il superamento dei 180 giorni richiede una nuova emissione dell’impegnativa da parte del medico di medicina generale.
Il numero di prestazioni sulla stessa ricetta
La normativa nazionale prevede che su un’unica impegnativa possano essere prescritte fino a un massimo di otto prestazioni ambulatoriali, purché appartengano alla stessa branca specialistica (ad esempio, esami di laboratorio) e abbiano un collegamento clinico (ossia siano richieste nell’ambito della stessa indagine diagnostica o per lo stesso problema di salute).
È fondamentale ricordare che le norme possono variare da una regione all’altra, per evitare inconvenienti è dunque sempre consigliabile confrontarsi con il proprio medico di medicina generale.
Chiara Prinzi
Continua a seguirci per le notizie più aggiornate sulla Sanità e per ulteriori approfondimenti. La salute è il nostro bene più prezioso, quindi restare informati è fondamentale! 14/4/2025
3) TAC e Risonanza Magnetica: quando la ricetta del medico di base potrebbe non bastare
TAC e Risonanza Magnetica: quando la ricetta del medico di base potrebbe non bastare Potrebbe capitare, al momento di effettuare un esame radiologico come una Tac o Risonanza Magnetica, di vedersi chiedere, oltre all’impegnativa del proprio medico di medicina generale, anche la prescrizione dello specialista che ha suggerito l’approfondimento diagnostico. Un inconveniente non raro, collegato all’applicazione della delibera n. 99 dell’11/05/2023, emanata dal Direttore Generale ARES, che disciplina le procedure di controllo sull’appropriatezza delle prestazioni di specialistica ambulatoriale erogate dai privati accreditati e convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
La Regione Autonoma della Sardegna, in quanto soggetto finanziatore, stabilisce l’entità delle risorse da destinare alle prestazioni sanitarie sul proprio territorio. Nell’ottica di garantire la sostenibilità economica del sistema, la Regione richiede alle strutture private accreditate un rendiconto dettagliato delle procedure effettuate, così da verificarne l’appropriatezza.
Nel caso specifico di esami come Tac o Risonanze Magnetiche, la Regione considera “valida”, e dunque rimborsabile, solo la prestazione provvista sia di impegnativa de medico di medicina generale, sia della richiesta del medico specialista. Se uno di questi requisiti manca, la prestazione rischia di non essere rimborsata alla struttura che l’ha già erogata.
Pur non avendo l’obbligo di rendicontazione alla Regione, anche molti ospedali pubblici richiedono il doppio documento, proprio per erogare l’esame diagnostico quando realmente necessario.
La delibera ARES definisce anche le modalità di controllo; Entro il 10 di ogni mese, le strutture sanitarie private accreditate sono tenute a rendicontare tutte le prestazioni eseguite nel mese precedente. Sulla base delle informazioni inviate, le strutture ricevono il rimborso economico delle procedure ritenute appropriate fino al raggiungimento del tetto di spesa stanziato per quella specifica struttura.
La regione, sulla base della risultante dei controlli sanitari e di appropriatezza effettuati, contesta alla struttura erogante le prestazioni non ammesse al pagamento. Ogni Tac e Risonanza magnetica non opportunamente corredata da impegnativa del medico curante e da richiesta del medico specialista non viene considerata valida dalla Regione e quindi non rimborsata.
In conclusione, quello che può sembrare un eccesso di zelo da parte di alcune strutture del territorio, fa parte di un meccanismo di controllo volto a garantire l’uso efficiente delle risorse pubbliche e la sicurezza dei pazienti.
Chiara Prinzi
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4) I PERCORSI DI TUTELA: che cosa è e come si accede.
28/04/2025
I percorsi di tutela sono procedure specifiche adottate dagli enti del Servizio Sanitario Regionale per garantire ai cittadini l’accesso alle prestazioni specialistiche quanto i tempi previsti dalle prescrizioni mediche non vengono rispettati.
Nonostante siano recentemente diventati argomento di discussione pubblica, questi percorsi sono da tempo contemplati da normative nazionali anche se manca ad oggi una guida chiara su come attivarli concretamente.
Per colmare questa lacuna, il 21 agosto del 2024, la Regione Sardegna, con la deliberazione 30/17, ha definito in maniera precisa le modalità di attivazione e fruizione dei percorsi di tutela. La delibera regionale precisa che queste procedure sono valide esclusivamente per le richieste di primo accesso ovvero per le visite e le prestazioni diagnostiche/terapeutiche che rappresentano il primo contatto del paziente con il Sistema Sanitario Regionale rispetto ad uno specifico problema di salute.
Ogni altra prestazione che segue la prima visita è da considerarsi all’interno della presa in carico della struttura ospedaliera o ambulatoriale e pertanto non rientra nelle fattispecie dei percorsi di tutela.
La procedura prevede inizialmente un contatto con il CUP regionale, incaricato di individuare la disponibilità della prestazione richiesta prioritariamente presso la Asl di residenza del paziente e successivamente a livello regionale. Se il servizio non riesce a trovare una disponibilità nei tempi stabiliti, la prestazione viene inserita nel cosiddetto “contenitore di Garanzia”. Da qui, ogni Asl è chiamata ad intervenire con soluzioni concrete per garantire il rispetto delle tempistiche, come l’utilizzo di slot aggiuntivi, attività di overbooking, apertura straordinaria nei weekend, richieste di disponibilità ad altre aziende sanitarie locali/ Aziende ospedaliere o universitarie o ad erogatori privati accreditati e l’utilizzo della libera professione intramuraria.
In assenza di soluzioni, il paziente viene inserito in una “Pre – lista” e ricontattato dall’Azienda, che gli fornirà l’appuntamento con una tempistica che consenta di rispettare la priorità definita dalla prescrizione.
Qualora, nonostante tutte queste azioni, il sistema sanitario regionale non riesca comunque a garantire la prestazione, secondo il decreto legislativo n.124 del 1998, il cittadino può richiedere che la stessa venga effettuata in regime di libera professione intramuraria, ponendo a carico dell’Azienda sanitaria il corso della prestazione al netto dell’eventuale ticket dovuto.
La Regione Sardegna chiarisce però che questa opzione rappresenta una soluzione estrema e residuale, sottolineando categoricamente che non sono ammessi rimborsi per prestazioni già erogate senza preventiva autorizzazione.
Ogni richiesta di prestazione in regime di libera professione deve quindi essere preventivamente autorizzata dalla Asl di competenza.
- A cura di Chiara Prinzi
05/05/2025
5) Come Leggere correttamente le impegnative sanitarie: guida pratica alle prescrizioni ambulatoriali e strumentali.
Nel panorama della sanità italiana, l’impegnativa medica rappresenta uno strumento cruciale per accedere a visite specialistiche, esami diagnostici e prestazioni terapeutiche a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Rilasciata dal medico di medicina generale (MMG) o da uno specialista accreditato, l’impegnativa ha un ruolo strategico nell’ottimizzazione delle risorse sanitario e nella gestione delle liste d’attesa.
Negli ultimi anni, il processo di digitalizzazione ha portato alla dematerializzazione della ricetta, rendendo il sistema più efficiente e tracciabile. Oggi, le prescrizioni vengono trasmesse elettronicamente dal medico al Sistema di Accoglienza Centrale (SAC) tramite un software gestionale. Questo sistema effettua una serie di controlli automatici – dalla verifica dei dati dell’assistito e del medico prescrittore, alla validazione dei codici di esenzione, dei farmaci, delle prestazioni e della loro correttezza formale. Se la procedura va a buon fine, al documento viene attribuito un Numero di Ricetta Elettronica (NRE) e viene generato un promemoria, che l’assistito può stampare o consultare online dal Fascicolo Sanitario Elettronico.
Ma come si legge correttamente un’impegnativa sanitaria? Nonostante alcune variazioni regionali, ogni ricetta segue una struttura standard che include i seguenti campi fondamentali:
- Dati dell’assistito Comprendono nome, codice fiscale e indirizzo di residenza. Servono ad identificare con precisione l’assistito e ad associarlo al suo profilo sanitario.
- NRE (numero di ricetta elettronica): è un codice di 15 cifre situato in altro a destra sotto il codice a barre. È essenziale per la prenotazione della prestazione e per il riconoscimento della prescrizione da parte del sistema.
- Dati del Medico Prescrittore: Include nome, cognome e codice fiscale del medico. Nella sezione “Disposizioni Regionali” è indicato il ruolo del medico prescrittore (MMG o Specialista). Questo dettaglio è determinante per alcune prestazioni che possono essere prescritte solo da uno specialista, come Risonanze Magnetiche e Tac. In tali casi, l’impegnativa del solo medico di base non è sufficiente e sarà richiesto all’assistito di presentare, al momento dell’accettazione, anche la richiesta dello specialista. Se invece il medico prescrittore è uno specialista sarà sufficiente la sola impegnativa.
- Codice Esenzione: Se il paziente ha diritto all’esenzione dal ticket sanitario, il relativo codice deve essere indicato chiaramente sulla ricetta. In sua assenza, al momento dell’accettazione non sarà possibile applicare l’esenzione.
- Priorità della Prescrizione: Informazione obbligatoria per i primi accessi e indica la tempistica entro la quale il medico prescrittore ritiene si debba eseguire l’esame o la visita specialistica. Le priorità si dividono in U (urgente, entro le 72 ore), B (Breve entro 10 giorni), D (differibile entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per accertamenti diagnostici), P (programmabile (entro 180 giorni).
- Quesito diagnostico: L’indicazione della diagnosi o el sospetto diagnostico è obbligatoria. Il medico descrive le ragioni cliniche che giustificano la necessità della prestazione (ad es. sospetta patologia, sintomatologia specifica, etc.). Il quesito diagnostico è vincolante anche per l’erogatore della prestazione. In mancanza di un quesito diagnostico appropriato in relazione al codice della prestazione, la Regione non rimborserà alla struttura la prestazione erogata all’assistito.
- Codice della prestazione: Il Catalogo delle prestazioni specialistiche ed esami riporta l’elenco delle prestazioni sanitarie prescrivibili ed erogabili nel territorio sardo, a ciascuna dele quali è associato un codice identificativo del nomenclatore tariffario regionale. Nelle prescrizioni è corretto riportare entrambi i codici che permettono all’erogatore di identificare immediatamente la prestazione, ed è fondamentale anche nel successivo processo di rendicontazione e gestione amministrativa. Nel nostro esempio riportiamo:
89.7 (S08V01) – VISITA CARDIOLOGICA
Codice nomenclatore (codice catalogo) – descrizione catalogo

Conoscere i campi dell’impegnativa sanitaria è un tassello fondamentale per costruirsi un bagaglio di conoscenze utili a compiere scelte consapevoli e ad orientarsi con maggiore sicurezza nel complesso universo della burocrazia sanitaria che affrontiamo ogni giorno.
A cura di: Chiara Prinzi
9 maggio 2025
6) Come si prenota una prestazione ambulatoriale in convenzione con il sistema sanitario?
Può capitare, e spesso capita, che arrivi il momento di prenotare autonomamente una prestazione sanitaria e di non sapere a chi rivolgersi e in che modo farlo.
Questo succede frequentemente in giovane età, soprattutto quando si è abituati a beneficiare del supporto familiare anche per le questioni burocratiche sanitarie.
È importante sapere che il nostro primo punto di riferimento è sempre il medico di medicina generale, chiamato fino a poco tempo fa, non a caso, il “medico di famiglia”.
In caso di necessità, dunque, è opportuno fissare un primo incontro con il proprio medico, che, dopo aver ascoltato e valutato la situazione ci indicherà il percorso più appropriato, sia esso diagnostico o terapeutico. Qualora lo ritenga necessario, il medico potrà prescrivere ulteriori accertamenti come una visita specialistica ambulatoriale, analisi, esami diagnostici strumentali, fornendoci il promemoria cartaceo della ricetta dematerializzata.
Il promemoria, disponibile anche online tramite il Fascicolo Sanitario Elettronico, contiene le nostre informazioni personali, il codice NRE (numero di Ricetta Elettronica), il tipo di prestazione richiesta con relativi codici identificativi, eventuali esenzioni, il livello di urgenza e il quesito diagnostico, cioè il sintomo o la presunta causa del problema.
Ho l’impegnativa, come prenoto?
Con l’impegnativa in mano, è possibile chiamare il Cup (Centro Unico di Prenotazione), che può essere regionale o relativo ad una singola struttura ospedaliera. In Sardegna, ad esempio, è disponibile anche il CUPWEB, un pratico servizio online per il quale è necessario possedere un’identità digitale Spid. In alternativa, laddove previsto, ci si può recare direttamente agli sportelli fisici del Cup per effettuare la prenotazione. Tutte le informazioni necessarie alla prenotazione sono già indicate nell’impegnativa.
E se non ho l’impegnativa?
Nel caso in cui non sia ottenere una visita in tempi brevi tramite il sistema sanitario pubblico, on in assenza della prescrizione del medico di medicina generale, si può ricorrere alla modalità privata (attività solvente). In questo caso non è necessaria alcuna prescrizione.
Il giorno dell’appuntamento.
Il giorno dell’appuntamento arrivati in ospedale, la prima cosa da fare è l’accettazione, durante la quale il personale verificherà la prenotazione, i documenti d’identità, ritirerà l’impegnativa cartacea e predisporrà il pagamento del ticket sanitario, se previsto. Al termine di questa procedura, il paziente riceve una ricevuta di pagamento e, spesso, un numero identificativo con il quale verrà chiamato dall’ambulatorio per la visita o la prestazione richiesta.
E dopo la visita?
Al termine della visita specialistica verrà rilasciato un referto che è opportuno condividere con il proprio medico di medicina generale per definire gli eventuali passi diagnostici o terapeutici.
A volte, lo stesso medico specialista può avere la possibilità di prescriverci, su ricetta rossa, eventuali ulteriori approfondimenti diagnostici.
Perché è importante disdire una prestazione prenotata?
È molto importante, sia per ragioni burocratiche che morali, disdire tempestivamente eventuali prestazioni già prenotate.
Dal punto di vista burocratico, una volta che si prenota una prestazione tramite il sistema sanitario, l’impegnativa viene “presa in carico”, cioè, “bloccata” dal sistema stesso di prenotazione e non può essere utilizzata altrove. Se la prestazione non viene annullata per tempo, l’impegnativa diventa inutilizzabile, e sarà necessario richiedere una nuova prescrizione al vostro medico di medicina generale.
Dal punto di vista morale, specialmente in un contesto sanitario delicato come quello attuale, prenotare una prestazione e non usufruirne è una grave mancanza di rispetto verso altri pazienti che attendono di poter effettuare la stessa prestazione. Un atteggiamento molto negativo che peraltro si ripercuote a cascata su tutti noi, e che contribuisce ad allungare le liste d’attesa.
Chiara Prinzi
22/05/2025
A cura di Chiara Prinzi
Come è organizzato il sistema sanitario regionale della Sardegna?
La Regione Automa della Sardegna[1] dal 2022 ha adottato un modello organizzativo che prevede l’organizzazione sanitaria organizzata in sette enti:
- la creazione di ARES Sardegna quale centrale operativa di supporto alle altre aziende del SSR;
- la creazione di otto ASL (aziende sanitarie locali), in sostituzione dell’ ATS, con l’obiettivo riavvicinare servizi territoriali al cittadino e garantire un miglior soddisfacimento dei bisogni di salute della collettività;
- la conferma delle AOU di Cagliari e dell’ AOU di Sassari e dell’ARNAS “Brotzu” relativamente all’erogazione di prestazioni di all’alta ed altissima complessità;
- la conferma di AREUS quale soggetto deputato e garantire, gestire e rendere omogeneo nel territorio della Sardegna il soccorso sanitario di emergenza-urgenza territoriale;
- la conferma dell’IZS, l’istituto zooprofilattico.
ARES
L’Azienda Regionale della Salute (ARES) Sardegna rappresenta il fulcro della gestione centralizzata del sistema sanitario regionale e ha l’obiettivo di migliorare l’efficienza, la qualità e l’integrazione dei servizi sanitari regionali svolgendo attività centralizzate per tutte le aziende sanitarie della Sardegna, come gestione di gare e contratti per beni e servizi, selezione del personale, gestione economica e previdenziale, implementazione di sistemi informativi e telemedicina, monitoraggio, distribuzione e logistica, nonché svolge i controlli di appropriatezza delle prestazioni erogate da tutti i presidi sanitari dell’isola, sia pubblici che privati accreditati.
L’Ares inoltre ha il compito di sviluppare e diffondere la cultura della sanità digitale attraverso l’implementazione della cartella elettronica e del fascicolo sanitario elettronico per le ricerche epidemiologiche.
Infatti, l’azienda aggiorna annualmente il piano di sanità digitale, (LEAD) orientato ad individuare i livelli essenziali di sanità digitale.
ASL
Se l’Ares svolge attività centralizzate a beneficio di tutte le altre aziende sanitarie del territorio, Le Asl sono enti il cui campo d’azione è strettamente legato al territorio di riferimento. Possiamo considerarle come gli strumenti operativi del Servizio sanitario regionale, in Sardegna sono otto. Ogni Asl si dota di un proprio Atto aziendale nel quale sono riportati gli indirizzi di attività e gli obiettivi di salute previsti che comprendono la valorizzazione del coinvolgimento responsabile dei cittadini, degli operatori e degli utenti nelle questioni concernenti la salute in quanto diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Vediamole più da vicino.
Asl 1 di Sassari
- Ospedale Civile G. A. Alivesi – Ittiri; Non ha pronto soccorso, la struttura è in fase di ristrutturazione per diventare un Ospedale di Comunità con l’obiettivo di potenziare i servizi territoriali e la medicina di prossimità.
- Ospedale Civile Alghero – Ospedale generale, Pronto Soccorso attivo e operativo, gestisce le emergenze sanitarie della zona. Si segnala la presenza del punto nascita.
- Ospedale Marino Regina Margherita – Alghero. Dal 2022, è passato da ATS all’AOU Sassari, al fine di migliorare le attività integrate nel campo dell’ortopedia, della traumatologia e della riabilitazione funzionali alle reti formative per le scuole di specializzazione, favorendo inoltre l’attivazione di un polo di sviluppo di rilievo regionale per le tecnologie chirurgiche ortopediche innovative nel campo della robotica. Attualmente sotto l’egida di AOU di Sassari ma dal 2026 è previsto il passaggio di gestione sotto la Asl 1 di Sassari.
- Ospedale Civile Thiesi – Ha un pronto soccorso attivo, gestisce le emergenze sanitarie locali. L’ospedale è in fase di ristrutturazione per essere trasformato in Ospedale di Comunità
- Ospedale Segni di Ozieri – pronto soccorso attivo, garantisce interventi terapeutici di base, accertamenti diagnostici e stabilizzazione dei pazienti. Si segnala il reparto di Oculistica.
Asl 2 della Gallura
- Ospedale Giovanni Paolo II – Olbia: Hub multi-specialistico, è il principale presidio della Asl 2 ospedale generale con pronto soccorso, punto nascite e pediatria ed è centro trasfusionale.
- Ospedale Paolo Dettori – Tempio Pausania: ospedale generale con servizi di base e con 20 posti per l’Ospedale di Comunità;
- Ospedale Paolo Merlo – La Maddalena: ospedale generale con pronto soccorso e 10 posti per l’Ospedale di Comunità.
Asl 3 di Nuoro
- Ospedale San Francesco – Nuoro: Hub multi-specialistico, è il principale presidio della Asl 3. È un ospedale generale, ha pronto soccorso ed è centro trasfusionale.
- Ospedale Cesare Zonchello – Nuoro: ospedale generale con servizi di base, prevalentemente ambulatoriali.
- Ospedale San Camillo – Sorgono: Ha un pronto soccorso attivo, nel 2023 è stato inaugurato il reparto di chirurgia programmata denominato “week surgery”.
Asl 4 dell’Ogliastra
- Ospedale Nostra Signora della Mercede – Lanusei: Hub multi-specialistico, è il principale ospedale della Asl 4, dotato di pronto soccorso, punto nascita, e centro trasfusionale.
Asl 5 di Oristano
- Ospedale San Martino – Oristano: Hub multi-specialistico e punto di riferimento per le attività di emergenza e urgenza.
- Ospedale Mastino – Bosa: è dotato di pronto soccorso e di struttura “Week Surgery” che effettua interventi chirurgici programmati di media e bassa intensità.
- Ospedale G.P. Delogu d Ghilarza: È ospedale di comunità, un presidio che congiunge l’ospedale per acuti alla rete territoriale di assistenza, effettua supporto alle cure non gestibili al domicilio. La struttura “Week Surgery” effettua interventi programmati di media e bassa intensità. Punto di primo intervento (PPI) che attualmente tratta solo i codici bianchi e verdi, i casi più complessi (codici gialli e rossi) sono indirizzati all’ospedale San Martino di Oristano.
Asl 6 del Medio Campidano
- Ospedale Nostra Signora di Bonaria – San Gavino Monreale: Hub multi-specialistico, è il principale ospedale dell’ Asl 6 e gestisce le emergenze mediante pronto soccorso. L’ospedale è coadiuvato dall’ospedale di Comunità di Guspini che offre assistenza a bassa intensità clinica anche continuativa e notturna e supporto per pazienti che non possono essere assistiti al domicilio.
Asl 7 del Sulcis
- Ospedale Sirai – Carbonia: Hub multi-specialistico, è il principale ospedale dell’Asl 7, gestisce le emergenze sanitarie tramite pronto soccorso.
- Ospedale CTO – Iglesias: è un Punto di primo Intervento (PPI), gestisce patologie urgenti a bassa intensità (bianchi e verdi) i casi più gravi vengono dirottati all’ospedale Sira di Carbonia.
- Ospedale Santa Barbara di Iglesias è un ospedale di comunità, casa della Salute con servizi specialistici, polo riabilitativo e Hospice.
Asl 8 di Cagliari
- Ospedale SS. Trinità – Cagliari: Hub multi-specialistico, centro di riferimento regionale per il trattamento di numerose patologie. Dotato di pronto soccorso.
- Ospedale Marino – Cagliari: Ospedale prevalentemente ortopedico, è in rifacimento per diventare un ospedale di comunità con 40 posti letto, ambulatori e altri servizi sanitari.
- Ospedale Roberto Binaghi – Cagliari. Centro Regionale Trapianti, Centro Sclerosi Multipla, e Centro Terapia del dolore.
- Ospedale Pediatrico Microcitemico “Antonio Cao” – Cagliari: è intitolato al Prof. Antonio Cao, pediatra, genetista e ricercatore di fama internazionale. È specializzato in oncoematologia pediatrica e malattie genetiche rare. Dal 2020, è stato trasferito sotto l’egida dell’Azienda Socio-Sanitaria n. 8 di Cagliari.
- Ospedale San Marcellino – Muravera Ospedale di comunità, con pronto soccorso per gestione di media e bassa intensità.
- Ospedale San Giuseppe Calasanzio – Isili Ospedale di Comunità, pronto soccorso. Centro uomo per il trattamento combinato di urologia e andrologia.
ARNAS BROTZU (AOB)
L’ARNAS BROTZU è una azienda di rilievo nazionale ed alta specializzazione riconosciuta come tale con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’08 aprile 2017.
L’ARNAS eroga assistenza sanitaria polispecialistica anche di rilievo nazionale nell’ambito dell’emergenza-urgenza in qualità di DEA di II livello dotato di strutture che attengono alle discipline più complesse della medicina dei trapianti e delle patologie oncologiche e pediatriche ed è identificata quale HUB di riferimento regionale per le reti di cura oncologica, trapiantologica e terapia del dolore.
L’ospedale porta il nome del Prof. Giuseppe Brotzu (1885 –1976), insigne scienziato sardo il cui nome è legato alla scoperta delle cefalosporine, e dal 2015 è organizzata in due presidi ospedalieri:
- Ospedale San Michele, (Brotzu) Inaugurato nel 1982 e riconosciuto Ospedale di Rilievo Nazionale e di Alta Specializzazione, con particolare riferimento alla chirurgia dei trapianti. Dal 1996 è stato costituito in Azienda Ospedaliera Autonoma con funzioni di DEA di II livello.
- L’ Ospedale Oncologico A.Businco, inaugurato nel 1972, con funzioni di HUB regionale della rete delle malattie oncologiche.
- Dal 2020, il presidio ospedaliero pediatrico oncologico Microcitemico “A. Cao”, intitolato al Prof. Antonio Cao, pediatra, genetista e ricercatore di fama internazionale, è stato trasferito sotto l’egida dell’Azienda Socio-Sanitaria n. 8 di Cagliari.
Le aziende Ospedaliero – Universitarie
Le aziende universitarie sono sede delle attività assistenziali proprie della Facoltà di Medicina e Chirurgia, integrate con le altre attività istituzionali della didattica e della ricerca. Le A.O.U. sono strutture di alta specialità, hanno come scopo il perseguimento del più alto livello di assistenza attraverso l’attività di ricerca avanzata a fronte dei bisogni della popolazione in un processo che include la didattica come strumento di miglioramento continuo delle competenze di tutti gli operatori e in particolare dei soggetti in formazione;
L’Atto Aziendale in questo caso definisce, inoltre, le modalità attuative con le quali è garantito lo svolgimento integrato delle funzioni inscindibili di assistenza, didattica e ricerca ed in coerenza a tale ruolo è adottato d’intesa rispettivamente con il Rettore dell’Università degli Studi di Sassari e Cagliari.
AOU di Cagliari
- Policlinico Universitario Duilio Casula – Monserrato: Hub multispecialistico, è il principale presidio dell’AOU di Cagliari. È intitolato al dott. Duilio Casula, rettore dell’Ateneo Cagliaritano dal 1979 al 1991.Gatantisce prestazioni istituzionali all’azienda Ospedaliero Universitaria di Cagliari insieme all’Ospedale Civile San Giovanni di Dio. È attivo in città dal 1300, è anche visitabile come luogo di interesse culturale.
- Ospedale San Giovanni di Dio – Cagliari: noto anche come “Ospedale Civile” ospedale generale con servizi di base.
AOU di Sassari
L’AOU di Sassari è stata istituita con Deliberazione della Giunta Regionale n. 17/2 del 27 Aprile 2007, è una azienda Ospedaliero – Universitaria integrata con l’università di Sassari. Ha due presidi ospedalieri:
- Ospedale Civile Ss. Annunziata – Sassari: è il principale presidio dell’AOU di Sassari, è centro di riferimento per la sclerosi multipla, e altre patologie neurologiche. Ha il un pronto soccorso e punto nascita con terapia intensiva neonatale. Dal 2016 il P.O. “SS. Annunziata”, presidio ospedaliero della ex ASL 1 di Sassari, è stato assorbito nell’AOU SS.
- Cliniche San Pietro di Sassari Hub multispecialistico di supporto all’attività didattica universitaria;
- Ospedale Marino Regina Margherita di Alghero Dal 2022, è passato da ATS all’AOU Sassari, al fine di migliorare le attività integrate nel campo dell’ortopedia, della traumatologia e della riabilitazione funzionali alle reti formative per le scuole di specializzazione, favorendo inoltre l’attivazione di un polo di sviluppo di rilievo regionale per le tecnologie chirurgiche ortopediche innovative nel campo della robotica. Attualmente sotto l’egida di AOU di Sassari ma dal 2026 è previsto il passaggio di gestione sotto la Asl 1 di Sassari.
E gli ospedali privati convenzionati?
In Regione sono diversi e tutti accomunati dal fatto che, pur avendo gestione privata, sono accreditati, per alcune specialità, con il sistema sanitario regionale e pertanto l’utente può considerare queste strutture al pari delle altre strutture sanitarie del panorama regionale e prenotare prestazioni sanitarie in convenzione con il sistema sanitario regionale.
Gruppo Korian (kinetika sardegna srl) (Città di Quartu, poliambulatorio e casa di cura; Casa di cura San Salvatore, poliambulatorio, casa di cura e centro di riabilitazione, Casa di Cura polispecialistica Sant’Elena poliambulatorio, casa di cura e centro di riabilitazione;
Policlinico Sassarere – Sassari del Gruppo Ospedaliero Leonardo
Mater Olbia Spa – Olbia Hub multispecialistico della Qatar Foundation Endownment e Fondazione Policlinico Agostino Gemelli, non ha pronto soccorso.
Casa di cura Madonna del Rimedio Spa– Oristano
Nuova Casa di Cura Srl – Decimomannu NU
Casa di cura Sant’Anna – Cagliari. Nasce negli anni 60 come clinica specializzata per il ricovero in ostetricia e ginecologia e nello stesso periodo si specializza anche per la geriatria.
AREUS
L’Azienda dell’Emergenza e Urgenza della Sardegna è stata istituita con la Legge Regionale n. 23 del 17 novembre 2014 con l’obiettivo di garantire, gestire e rendere omogeneo nel territorio della Sardegna il soccorso sanitario di emergenza-urgenza territoriale.
L’Azienda infatti gestisce il Servizio 118, Il Numero Unico Europeo 112, l’elisoccorso, il Numero Unico 116117 per le cure mediche non urgenti, il servizio di trasporto del sangue, i trasporti secondari tempo dipendenti e coadiuva le attività connesse con i trapianti mettendo a disposizione la logistica.
IZT
L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale svolge attività di ricerca scientifica sperimentale veterinaria, di accertamento dello stato sanitario degli animali e di salubrità dei prodotti di origine animale.
[1] Legge regionale n. 24 del 11.09.2020 “Riforma del sistema sanitario regionale e riorganizzazione sistematica delle norme in materia. Abrogazione della L.R. 10/2006, della L.R. 23/2014 e della L.R.17/2016 ed ulteriori norme di settore”
26 maggio 2025
A cura di Chiara Prinzi
Dea, Hub o Spoke?
Quali sono i criteri che definiscono la rete ospedaliera territoriale? Come si stabiliscono il numero dei posti letto[1], le specialità presenti e i presidi di emergenza e urgenza? In alcune Regioni sembra difficile credere che esista una regola comune, eppure un regolamento nazionale uniforma su tutto il territorio italiano gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi delle strutture sanitarie dedicate all’assistenza ospedaliera.
Negli ultimi anni, profondi cambiamenti hanno interessato il settore sanitario, in particolare l’ambito ospedaliero, imponendo un costante processo di rinnovamento e di allineamento con le direttive europee. L’evoluzione normativa e la necessità di un uso più razionale delle risorse rendono indispensabile una riorganizzazione della rete ospedaliera secondo criteri precisi: la dotazione strutturale e tecnologica, il bacino di utenza e la complessità delle prestazioni erogate.
La politica sanitaria si trova oggi a gestire tre transizioni fondamentali. La prima è quella epidemiologica, che riguarda l’incidenza e la diffusione delle patologie nelle diverse aree geografiche. La seconda è demografica, legata all’inevitabile invecchiamento della popolazione. La terza è sociale, connessa ai nuovi bisogni emergenti di una società in continua trasformazione. Per affrontare questi mutamenti, il sistema sanitario è chiamato a ridefinire i rapporti tra ospedale e territorio, salvaguardando l’efficienza e l’efficacia delle cure, ma anche la centralità del paziente e l’umanizzazione dell’assistenza.
Il raggiungimento di questi obiettivi impone la costruzione di un sistema basato sia sull’integrazione tra i servizi ospedalieri e sulla continuità assistenziale tra ospedale e rete dei servizi territoriali per garantire che ogni paziente riceva la giusta cura, nel posto giusto, al momento giusto, evitando sia il sovraccarico degli ospedali più grandi, sia la frammentazione dell’assistenza sanitaria.
L’organizzazione della rete ospedaliera si basa sul modello Hub & Spoke, un sistema organizzativo che suddivide le strutture sanitarie in centri principali (Hub) e centri periferici (Spoke), con l’obiettivo di ottimizzare le risorse, migliorare l’efficienza e garantire ai pazienti il trattamento più adeguato in base alla gravità e complessità del caso.
La gerarchia di complessità delle strutture ospedaliere è legata al bacino di utenza del territorio di riferimento.
I presidi ospedalieri di base, (Spoke) con bacino di utenza compreso tra gli 80.000 e i 150.000 abitanti, sono strutture dotate di sede di pronto soccorso con la presenza di un numero limitato di specialità ad ampia diffusione
[1] Decreto Ministro della Salute 2 aprile 2015, n.70 “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”
territoriale: Medicina interna, chirurgia generale, Ortopedia, Anestesia e servizi di supporto alla rete h.24 come la Radiologia, l’emoteca e il laboratorio analisi.
I presidi ospedalieri di I livello, (Spoke) con bacino di utenza compreso tra i 150.000 e i 300.00 abitanti, sono strutture sede di Dipartimento di Emergenza Accettazione (DEA) di I livello, dotate delle seguenti specialità: Medicina Interna, Chirurgia Generale, Anestesia e Rianimazione, Ortopedia e traumatologia, Ostetricia e ginecologia, Pediatria, Cardiologia con Unità di terapia intensiva Cardiologica (UTIC), Neurologia, Psichiatria, Oncologia, Oculistica, Otorinolaringoiatria, Urologia. Per le patologie complesse come i traumi e lo stroke devono essere previste forme di consultazione e trasferimento dei pazienti presso centri di II livello.
I presidi ospedalieri di II Livello, (Hub) con bacino di utenza compreso tra i 600.000 e i 1.200.000 abitanti, sono strutture dotate di Dea di II livello. Queste strutture hanno al loro interno tutto quanto già previsto nei Dea di I livello e in aggiunta dispongono delle strutture che attengono alle discipline più complesse, nel rispetto del criterio prevalente di bacino di utenza, come a titolo di esempio: Neurochirurgia, Cardiologia con emodinamica, Rianimazione cardiochirurgica, chirurgia vascolare e toracica, Endoscopia digestiva ad elevata complessità, Medicina nucleare, Rianimazione pediatrica e neonatale.
Un elemento chiave dell’efficienza del sistema è rappresentato dalle reti integrate per patologia e tempo dipendenti, come quelle per l’ictus, l’oncologia o i trapianti o i politraumi, nei quali è fondamentale una risposta rapida e coordinata tra ospedale e territorio. Anche la rete dell’emergenza si basa infatti sul modello Hub & Spoke, dove le strutture si relazionano secondo livelli crescenti di competenza e risorse, garantendo che ogni paziente possa essere preso in carico nel luogo più adatto alla sua condizione clinica.
Tuttavia, la riorganizzazione ospedaliera non può prescindere dal rafforzamento della rete territoriale. La debolezza di quest’ultima incide negativamente sull’utilizzo appropriato degli ospedali, che rischiano di diventare l’unico punto di accesso per ogni esigenza, anche non urgente. Le strutture territoriali, come il medico di medicina generale o le case di comunità, devono invece svolgere un ruolo filtro, selezionando i casi che richiedono un ricovero ospedaliero e assicurando, al termine del percorso, il reinserimento del paziente in un contesto assistenziale idoneo: che sia una struttura intermedia, come le strutture di lungodegenza post acuzie, il domicilio ( ADI – assistenza domiciliare integrata) o il supporto di cure palliative specialistiche ( Hospice, Cure Palliative) ma anche le Rsa per anziani o persone non autosufficienti.
12 giugno 2025
A cura di Chiara Prinzi
Curarsi fuori dalla Sardegna: quando e come si ha diritto al rimborso
Non sempre è possibile ricevere cure sanitarie adeguate vicino a casa. In alcuni casi, i cittadini sardi si trovano nella necessità di spostarsi in altre regioni italiane o perfino all’estero, per ottenere prestazioni diagnostiche, terapeutiche o riabilitative non erogabili in Sardegna o non erogabili in tempi compatibili con le proprie condizioni di salute.
In queste situazioni, la Regione Sardegna riconosce la possibilità di ottenere un rimborso delle spese sostenute, ma solo a determinate condizioni e seguendo un preciso iter amministrativo.
La Legge Regionale n.26 del 1991 disciplina i criteri e le modalità per accedere all’assistenza sanitaria indiretta, ovvero quella che prevede il rimborso (totale o parziale) delle spese sostenute per cure ricevute fuori regione o all’estero. Il diritto al rimborso è riconosciuto solo se le prestazioni sanitarie non sono erogabili in Sardegna oppure se i tempi di attesa risultano incompatibili con le condizioni cliniche del paziente, tali da compromettere le possibilità di cura o aggravare la patologia.
Sono considerate spese rimborsabili le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione; il viaggio e il trasporto del paziente e, se autorizzato, dell’accompagnatore; il soggiorno, quando il trattamento non prevede un ricovero.
Il primo passo da fare è ottenere una autorizzazione preventiva da parte della propria ASL di residenza, attraverso l’Ufficio Ricoveri Fuori Regione. La domanda può essere presentata via PEC/mail o di persona allo sportello dedicato, prima dell’erogazione della prestazione sanitaria. È importante sapere che non verranno prese in considerazione domande di rimborso per prestazioni già erogate che non siano state precedentemente autorizzate.
Alla domanda di autorizzazione bisogna allegare ogni documento utile alla verifica dei requisiti di ammissibilità; ovvero in primo luogo un referto redatto da un medico specialista nella branca interessata in cui sia specificato in maniera chiara la prestazione/cura necessaria, la diagnosi o sospetto diagnostico, il quadro clinico e qualunque altra informazione che possa essere utile per la valutazione del caso; la certificazione attestante la data di prenotazione della visita/ricovero presso la struttura identificata fuori regione e l’eventuale documentazione attestante l’indispensabilità della presenza di un accompagnatore.
L’Ufficio Ricoveri fuori Regione ha dieci giorni di tempo dalla data di presentazione della domanda per valutare la richiesta e rilasciare un provvedimento di autorizzazione o un eventuale diniego motivato.
Una volta ricevuta la prestazione, il paziente può richiedere il rimborso delle spese sostenute compilando i moduli preposti e allegando la documentazione sanitaria rilasciata dalla struttura ospitante; le ricevute di pagamento, i titoli di viaggio, le attestazioni di presenza dell’accompagnatore, nonché ogni altro documento utile alla verifica dei requisiti di rimborso.
La ASL, verificata la regolarità della documentazione, procede al pagamento entro sessanta giorni.
La legge regionale prevede anche rimborsi per prestazioni effettuate all’estero, inclusi i Paesi Extra Unione Europea. Sono previste anche deroghe per situazioni di urgenza e contributi straordinari, ad esempio per il trasporto della salma o per spese eccezionali, ma sono previsti anche rimborsi chilometrici a fronte di prestazioni specialistiche erogate in strutture ospedaliere dell’isola.
Ogni Asl può prevedere modulistiche e procedure operative specifiche. Per evitare errori o ritardi, è sempre consigliabile consultare il suto internet della propria ASL di appartenenza o rivolgersi direttamente all’Ufficio Ricoveri Fuori Regione competenti per ricevere assistenza personalizzata.
08/07/2025
A cura di Chiara Prinzi
Tetti di spesa: cosa sono e perché la Regione Sardegna ha deciso di ampliarli
Nel complesso mondo della sanità, si parla spesso di “tetti di spesa“, ma non tutti sanno cosa siano esattamente e quale impatto abbiano sulla vita quotidiana dei cittadini. I tetti di spesa rappresentano, in sostanza, il limite massimo che ogni Regione può rimborsare alle strutture sanitarie private accreditate per le prestazioni erogate in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.
Queste strutture private accreditate – come laboratori di analisi, poliambulatori o ospedali – su indicazione della Regione di riferimento, si impegnano ad erogare ai cittadini le prestazioni per le quali sono stati accreditati secondo quantità prestabilite. Finché si resta all’interno del tetto di spesa concordato, le prestazioni sono accessibili per l’utente con le stesse modalità del pubblico, quindi gratuitamente o con il pagamento del solo ticket. Ma una volta raggiunto il limite stabilito, la struttura non può più erogare quelle prestazioni in convenzione. Da quel momento, i cittadini possono continuare a rivolgersi alla stessa struttura, ma solo in regime privato, quindi a pagamento.
Questo meccanismo, previsto già dal 2012[1], ha l’obiettivo di razionalizzare la spesa pubblica e garantire un uso più efficiente delle risorse disponibili, in particolar modo in relazione alle strutture private convenzionate.
Negli ultimi anni, però, la situazione è cambiata. A partire dal 2020, la pandemia da Covid-19 ha contribuito al declino della rete sanitaria lasciando pesanti strascichi: milioni di visite ed esami sono stati rimandati, le strutture pubbliche si sono trovate a corto di personale e l’età media della popolazione continua ad aumentare. Tutto questo ha contribuito a gonfiare le liste d’attesa, al punto da spingere molti cittadini a rinunciare alle cure. Una condizione grave, emersa anche grazie all’attenzione mediatica di alcuni programmi televisivi che hanno mostrato come, in certe regioni, si possa arrivare ad attendere anche anni per una visita specialistica o un esame diagnostico.
Per far fronte a questa emergenza, il Governo ha varato nel 2024[2] una norma che prevede una serie di interventi straordinari per la riduzione deli tempi delle liste d’attesa delle prestazioni sanitarie, tra cui lo stanziamento di fondi aggiuntivi destinati proprio ad ampliare i tetti di spesa. L’idea alla base di questa scelta è semplice: laddove le strutture pubbliche non riescano da sole a smaltire le liste d’attesa, si può chiedere supporto ai privati convenzionati, purché la Regione possa contare su risorse aggiuntive per rimborsare le prestazioni erogate. Il fine resta sempre quello di garantire ai cittadini il diritto alle cure, senza perdere di vista l’equilibrio economico-finanziario del sistema sanitario regionale.
In questo contesto si inserisce la recente deliberazione Regionale[3], approvata dalla Giunta regionale della Sardegna guidata dall’assessore alla Sanità Armando Bartolazzi. La delibera stabilisce una modifica dei tetti di spesa per l’acquisto da parte dell’Azienda regionale della salute (ARES) delle prestazioni di specialistica ambulatoriale e ospedaliera dalle strutture private accreditate. Per il 2025, il tetto di spesa per l’assistenza ospedaliera era già stato fissato a poco più di 105 milioni di euro, mentre quello per la specialistica ambulatoriale ammontava a circa 65,7 milioni. Le stesse cifre erano previste, con un lieve incremento, anche per il 2026.
Ora, grazie a questa nuova delibera, viene stanziato un ulteriore contributo complessivo di 7,5 milioni di euro, da suddividere equamente tra i due comparti: 3,75 milioni in più per l’assistenza ospedaliera e altri 3,75 milioni per la specialistica ambulatoriale, sia per il 2025 che per il 2026.
Tradotto in termini concreti, questo significa che le strutture convenzionate avranno la possibilità di continuare a offrire prestazioni sanitarie in regime di convenzione anche dopo aver raggiunto il precedente limite di spesa. ARES, come ha già fatto in passato, definirà i nuovi limiti di spesa nel rispetto dei criteri utilizzati per la quantificazione dei budget precedentemente assegnati comunicandoli alle singole strutture interessate. Per i cittadini, ciò si traduce in un accesso più ampio ai servizi sanitari senza dover necessariamente ricorrere al privato a pagamento. In altre parole, le liste d’attesa potrebbero accorciarsi, e le prestazioni oggi difficili da ottenere nel pubblico potrebbero essere più facilmente garantite tramite i privati convenzionati, sempre a tariffe coperte dal Servizio Sanitario Regionale.
Questa è solo una delle azioni previste dal D.L 73/2024 per la riduzione dei tempi sulle liste d’attesa, resta ora da vedere quale sarà l’effettivo impatto di queste disposizioni. Una cosa è certa: in tempi di grande incertezza e difficoltà di accesso alle cure, ogni iniziativa che va nella direzione del potenziamento dell’offerta sanitaria convenzionata rappresenta un segnale positivo.
[1] D.L. 95/2012, poi convertito in Legge 135/2012
[2] D.L. n. 73/2024
[3] DELIBERAZIONE N. 35/26 DEL 4.07.2025
14/07/2025
A cura di Chiara Prinzi
Hai già dato il consenso al Fascicolo Sanitario Elettronico?
È facile, utile, e importante. Eppure, al 31 marzo scorso solo il 42% degli Italiani ha autorizzato la consultazione dei propri dati sanitari contenuti nel Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE)[1]. In Sardegna solo il 24%. Una percentuale decisamente bassa, se si considera il potenziale di questo strumento.
Il Fascicolo sanitario Elettronico è un archivio digitale personale e sicuro, che raccoglie nel tempo prescrizioni, referti esami, lettere di dimissione e altri documenti clinici. Per dare il consenso è sufficiente accedere al proprio FSE tramite SPID e attivare l’opzione di condivisione.
È indubbiamente una comodità per il cittadino: tutto è consultabile online, anche tramite app in ogni momento, anche referti o prescrizioni di anni passati, spesso dimenticati o difficili da recuperare. Non sarà più necessario dover ritirare il risultato degli esami, sarà possibile scegliere e revocare il medico di base, richiedere o variare l’esenzione per patologia, malattia rara, invalidità e reddito. Se si acconsente alla condivisione dei dati, Il FSE può diventare uno strumento fondamentale per migliorare l’accesso e la qualità delle cure, rendendo più efficace la presa in carico del paziente. Pensiamo ad esempio a un’emergenza; sapere subito se una persona è allergica ad un farmaco, che terapia segue o che gruppo sanguigno ha può fare la differenza in un pronto soccorso. Anche nella quotidianità il FSE è utile: il medico di medicina generale può visualizzare in autonomia gli esiti degli esami prescritti, senza doverli richiedere al paziente. La condivisione dei dati può essere gestita, è possibile infatti tenere riservate determinate informazioni.
Secondo i dati nazionali, il 95% dei Medici di medicina generale e dei Pediatri di Libera scelta ha effettuato almeno una operazione su FSE negli ultimi sei mesi. In Sardegna si arriva al 100%.
Uno degli strumenti più utili all’interno del Fascicolo è il Patient Summary, un profilo sanitario sintetico redatto dal medico di base o dal pediatra. In poche righe, questo documento raccoglie le informazioni cliniche più rilevanti del paziente: terapie in corso, allergie, patologie principali, gruppo sanguigno, eventuale presenza di pacemaker, ultimi accessi al pronto soccorso e molto altro. Purtroppo, oggi solo il 5% di questi profili risulta compilato.
Il FSE permette di agganciare a quello dei genitori anche i profili dei minori, previa richiesta da inoltrare agli Uffici Scelta e Revoca della propria ASL o nelle farmacie abilitate.
Per promuovere la digitalizzazione Il Governo ha destinato 1,38 miliardi di euro del PNRR al potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0. L’obiettivo è garantire una diffusione omogenea e un accesso equo su tutto il territorio nazionale, sia per i cittadini che per gli operatori sanitari.
Una parte consistente della Missione 6 è dedicata proprio alla trasformazione digitale della sanità, attraverso progetti come FSE 2.0, la telemedicina e la digitalizzazione della cartella clinica.
In Sardegna, il Ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, insieme al Ministero della Salute e a quello dell’Economia e delle Finanze, ha stanziato oltre 20 milioni di euro. La metà è destinata al potenziamento delle infrastrutture digitali esistenti; l’altra metà, altrettanto cruciale, è riservata alla formazione e all’aggiornamento delle competenze dei professionisti sanitari.
La digitalizzazione in sanità è una sfida culturale, prima ancora che tecnologica. Far comprendere i vantaggi del digitale, formare i cittadini al digitale, è un passaggio fondamentale per la riuscita del progetto di costruire una sanità più efficiente.
Monitorare i dati sanitari della popolazione, anche attraverso il FSE, permette alle Istituzioni Sanitarie, sia Regionali che Nazionali, di sviluppare politiche di prevenzione più mirate, anticipare scenari epidemiologici, intercettare bisogni emergenti e orientare l’organizzazione dei servizi su base territoriale.
Entro il 30 giugno 2026, tutte le Regioni dovranno garantire la piena adozione e diffusione del FSE 2.0. Ogni struttura sanitaria, pubblica o privata (accreditata o autorizzata), dovrà essere in grado di inviare i documenti clinici al Fascicolo, rendendolo uno strumento completo e aggiornato.
La trasformazione digitale della sanità è già in corso da tempo, ma per diventare davvero efficace richiede il coinvolgimento attivo di tutti, operatori e cittadini. Oggi, però, una parte della popolazione non è ancora adeguatamente preparata, e mancano strumenti concreti di formazione e supporto per accompagnare questo cambiamento. Eppure, si tratta di un processo che avanza velocemente e che può portare benefici reali per l’intera collettività.
25/07/2025
A cura di Chiara Prinzi
Furto di dati sanitari: Perché sono così appetibili?
Il settore sanitario è oggi uno dei bersagli principali degli attacchi informatici a livello globale. Secondo un recente studio dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), pubblicato nel marzo del 2025, nel solo 2024 gli attacchi informatici rivolti alla sanità sono aumentati del 30% rispetto all’anno precedente, rappresentando il 13,3% del totale. Le strutture sanitarie si collocano al terzo posto tra le infrastrutture più colpite.
Il rapporto dell’ACN prende in esame un periodo che va da gennaio 2023 a marzo 2025 e analizza nel dettaglio, le dinamiche, le cause e le conseguenze degli attacchi informatici in ambito sanitario[1].
L’agenzia, istituita dal decreto – legge n.82 del 14 giugno 2021, ha il compito di proteggere le reti, i sistemi informativi e i servizi digitali delle Pubbliche Amministrazioni e delle infrastrutture critiche nazionali, con l’obiettivo di tutelare anche la sicurezza dello Stato nello spazio cibernetico.
Tra il 2023 e il 2024 sono stati documentati 84 attacchi informatici nel settore sanitario. Gli attacchi più diffusi riguardano la violazione e l’esposizione non autorizzata di dati personali, l’accesso fraudolento tramite credenziali compromesse e l’introduzione di malware, in particolare di ransomware, considerati tra i più pericolosi per l’impatto diretto sulla continuità operativa delle strutture sanitarie.
Quando un ospedale viene colpito da ransomware, i sistemi si bloccano, i dati vengono criptati e gli operatori sanitari perdono il controllo su dispositivi e informazioni. Gli hacker, dopo aver copiato i dati – a volte per mesi senza farsi scoprire – chiedono un riscatto per restituirli. Le conseguenze sono gravissime: interruzione dei servizi, perdita di dati sensibili, modifiche non autorizzate alle informazioni cliniche, con gravi rischi per la salute dei pazienti. E a tutto questo si somma il danno reputazionale per le strutture coinvolte.
La sottrazione di dati sanitari non ha solo implicazioni individuali ma può diventare un problema di sicurezza nazionale. Informazioni relative a persone politicamente esposte o a sportivi professionisti possono essere usate per scopi economici, ricattatori o per finalità commerciali, come la profilazione di individui sulla base di patologie o intolleranze. Una volta resi pubblici, questi dati non possono più essere protetti. Il rischio di alterazione, ad esempio del gruppo sanguigno registrato, potrebbe avere conseguenze drammatiche in caso di emergenza.
La vulnerabilità degli ospedali nasce dalla cosiddetta “superficie di attacco esposta”, ovvero l’insieme di dispositivi connessi a Internet che costituiscono punti di accesso per gli hacker.
Ogni sistema informatico presenta punti deboli, e il primo passo per proteggerli è conoscerli e monitorarli. È fondamentale ridurre al minimo l’esposizione in rete, aggiornare costantemente i dispositivi, evitare l’obsolescenza dei macchinari e configurare in modo sicuro le apparecchiature, in particolare quelle medicali.
È emblematico il caso segnalato in una circolare del Ministero della Salute, relativa a un monitor paziente che conteneva una “backdoor”, ossia un sistema che permetteva la trasmissione dei dati all’esterno, ad IP remoti, la potenziale compromissione della corretta risposta ai segni vitali del paziente e la perdita di riservatezza delle informazioni sanitarie.
Un altro punto critico è la formazione del personale. Anche un semplice click su un link sospetto da un computer aziendale può aprire una breccia nel sistema. Le buone pratiche di sicurezza devono diventare parte integrante dell’organizzazione.
Nel tentativo di arginare questo fenomeno l’Italia ha recepito la Direttiva Europea NIS 2[2](Network and Information Security). La normativa impone obblighi precisi agli operatori di infrastrutture critiche, tra cui le aziende sanitarie. Tra questi: l’adozione di misure tecniche, organizzative e operative per ridurre i rischi informatici, la segnalazione tempestiva degli incidenti alle autorità competenti, l’estensione dei requisiti di sicurezza anche ai fornitori di servizi ICT e la formazione continua del personale, con attenzione particolare a phishing, ingegneria sociale e gestione delle credenziali.
La mancata osservanza di queste regole può comportare sanzioni severe: multe fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato annuo, la revoca delle autorizzazioni operative e persino la responsabilità personale dei dirigenti.
La cybersicurezza nella sanità non è più una questione tecnica o facoltativa: è una priorità strategica e un obbligo previsto dalla legge. Difendere i sistemi digitali significa oggi proteggere la salute e la vita delle persone.
[1] https://www.acn.gov.it/portale/isac-italia/analisi-sullo-stato-della-minaccia
[2] Decreto legislativo n. 138 del 2024
12/09/2025
A cura di Chiara Prinzi
Privati convenzionati, sono la soluzione o il problema?
C’è chi accusa i privati convenzionati di drenare risorse agli ospedali pubblici e di indebolire il servizio sanitario regionale. Ma è davvero così?
L’integrazione pubblico-privato in Italia non è uniforme, così come non lo è il livello di assistenza garantito ai cittadini. In alcune regioni, dove i servizi pubblici sono più deboli, la disparità con il privato è percepita con maggiore forza; in altre, come il Lazio e la Lombardia, la collaborazione tra i due settori è storicamente consolidata e il paziente spesso non distingue tra pubblico e privato convenzionato.
L’attuale rapporto tra pubblico e privato nasce con la Legge 502 del 1992, che ha trasformato il sistema sanitario introducendo un modello basato sulla separazione dei ruoli di “acquirente” e “fornitore” di servizi sanitari. Le Regioni e le Aziende Sanitarie Locali (ASL) hanno assunto il ruolo di acquirenti di servizi e prestazioni, mentre sia le strutture pubbliche che quelle private, sono diventati fornitori di prestazioni per conto del SSN.
L’obiettivo della riforma era integrare la capacità del privato di fornire infrastrutture, tecnologie e competenze per rispondere a bisogni di salute sempre più complessi che il sistema sanitario pubblico da solo non riusciva a garantire.
L’attività dei privati è regolamentata da precisi contratti con parametri stringenti che regolano l’attività clinica.
Il primo fra tutti riguarda il budget, limitato da un tetto massimo di spesa che, una volta raggiunto, impedisce l’erogazione di prestazioni convenzionate.
Le risorse finanziarie per l’intero SSN provengono dal Fondo Sanitario Nazionale (FSN), allocato annualmente dallo Stato alle singole Regioni che lo utilizzano per finanziare le prestazioni di cui hanno bisogno.
A seguito della mensile rendicontazione la Regione di riferimento rimborsa la struttura sanitaria, secondo tariffe prestabilite regionalmente, in base alla quantità e alla tipologia di prestazioni fornite.
La tesi secondo cui il settore privato accreditato riceve finanziamenti con fondi pubblici è quindi assolutamente corretta, ma la natura di questo flusso finanziario è spesso fraintesa come un sussidio ingiustificato. Invece non è altro che un rimborso di prestazioni già erogate a noi cittadini.
Il secondo vincolo è la tipologia di prestazioni che le strutture private offrono alla popolazione; infatti, possono erogare in convenzione unicamente le prestazioni relative alle specialità per cui sono state accreditate.
Queste prestazioni poi dovrebbero essere interamente messe a disposizione del centro di prenotazione regionale. Nella pratica però questo non avviene, soprattutto per esami complessi, che richiedono preparazioni particolari o specialisti dedicati: situazioni potenzialmente difficili da gestire per i Cup regionali.
Non dimentichiamoci infatti che le strutture private convenzionate sono aziende, devono far quadrare i conti e orientano le scelte in funzione del bilancio. Prenotazioni errate non rimborsabili e no show di pazienti regolarmente prenotati per il comparto del privato accreditato sono una perdita economica.
Questa logica commerciale alimenta il fenomeno del Cherry Picking, ovvero effettuare prevalentemente prestazioni a margine più alto e con un grado di complessità inferiore. Il pubblico invece è obbligato a erogare tutti i tipi di prestazioni, incluse quelle a costo elevato, ad alta complessità e a basso margine di profitto, come i trapianti d’organo, i servizi di emergenza-urgenza, le chirurgie maggiori e la gestione del trauma.
Un altro elemento stringente riguarda la cosiddetta facoltà prescrittiva, ovvero la facoltà di prescrivere visite o esami diagnostici senza la necessità di doversi rivolgere al medico di medicina generale. In Sardegna i privati accreditati non hanno facoltà prescrittiva e questo comporta un allungamento dei tempi di attesa, una minore fluidità del percorso di cura e un ulteriore aggravio per la medicina territoriale.
Dal punto di vista manageriale però i vantaggi delle strutture private però sono evidenti: grazie ad una maggiore agilità gestionale riescono ad acquisire più facilmente tecnologie avanzate e ad offrire condizioni di lavoro più competitive rispetto al settore pubblico.
Questi elementi rendono le strutture private accreditate potenzialmente più attrattive per alcuni professionisti e a risentirne sono le strutture pubbliche che, in carenza di personale, hanno una ridotta capacità di smaltire le liste d’attesa.
Ed è proprio sulle liste d’attesa che si crea il paradosso; Infatti, questo sistema, se da un lato allevia la pressione sul sistema pubblico, dall’altro lo impoverisce di risorse.
Nei gruppi privati più grandi e meglio integrati con i sistemi sanitari regionali questo fenomeno è molto meno evidente, proprio in virtù della loro integrazione con la rete sanitaria regionale.
Per valutare se i privati convenzionati siano davvero una risorsa o un ostacolo, bisogna guardare al contesto: sono una risorsa quando integrano un sistema pubblico forte, diventano un potenziale antagonista quando ne sostituiscono le carenze. La sfida non è dunque ridurre il ruolo del privato, ma rafforzare la capacità del pubblico di garantire tempi certi, condizioni lavorative migliori, qualità delle cure e investimenti strutturali. Solo così l’integrazione pubblico-privato può trasformarsi da competizione squilibrata a vera alleanza per la salute dei cittadini.
26/09/2025
A cura di Chiara Prinzi
SCELTA E REVOCA DEL MEDICO DI MEDICINA GENERALE, ANCHE ONLINE
Una volta si chiamava “Medico delle Mutua”, nome reso indimenticabile anche dal celebre film con Alberto Sordi. Prima del 1978, anno di nascita dell’attuale Servizio Sanitario Nazionale, la sanità era infatti gestita dalle cosiddette casse mutue, enti previdenziali a cui i lavoratori versavano contributi per coprire le spese mediche.
Oggi si parla invece di medico di medicina generale (MMG), più comunemente detto medico di base. Ogni cittadino iscritto al Servizio Sanitario ha il diritto di scegliere il proprio medico di riferimento, che è il primo punto di contatto per la tutela della salute e per l’accesso ai servizi sanitari.
L’elenco dei medici disponibili può essere consultato sul sito della ASL di riferimento oppure tramite il portale Tessera Sanitaria.
Ogni medico di medicina generale può assistere un numero massimo di pazienti – in generale fino a 1.500 assistiti. Tuttavia, in alcune aree disagiate per garantire l’assistenza ai cittadini, i medici possono, su base volontaria, innalzare il massimale di assistiti fino al limite di 1.800.
Quando un medico raggiunge il limite massimo, si dice che è massimalista e, salvo eccezioni specifiche definite a livello regionale, non può accettare nuovi pazienti.
La scelta o la revoca del proprio medico può avvenire in vari modi. La modalità tradizionale è in quella presenza, presso agli sportelli della propria Asl. Negli ultimi anni, soprattutto dopo l’esperienza della pandemia, si sono sviluppate anche le procedure online, che permettono di scegliere o cambiare medico collegandosi, per la Regione Sardegna, al sito Zente Web (zente.sardegnasalute.it). La Scelta del Medico online è possibile solo se il cittadino è dotato Tessera Sanitaria, con funzione di Carta Nazionale dei Servizi (TS-CNS), già attivata presso gli sportelli delle Aziende socio-sanitarie locali (ASL) o con i codici SPID, o con Carta di Identità Elettronica (CIE).
Una volta effettuata la scelta online non è possibile cambiarlo prima di 30 giorni, è invece sempre possibile cambiarlo recandosi presso gli sportelli scelta/revoca della propria ASL.
Chi si trasferisce temporaneamente in un altro Comune in un’altra Regione può richiedere la scelta temporanea di un medico di base.
In questo caso potrebbe essere necessario comunicare alla ASL di provenienza la richiesta di cancellazione prima di poter chiedere una nuova assegnazione, per evitare che l’assistito risulti contemporaneamente in carico a due medici.
La scelta del proprio medico di medicina generale è un passo importante perché rappresenta la prima figura di riferimento per l’assistenza sanitaria, la prevenzione e l’orientamento all’interno del percorso diagnostico e terapeutico.
30/09/2025
A cura di Chiara Prinzi
SCELTA E REVOCA DEL PEDIATRA DI LIBERA SCELTA, ANCHE ONLINE
Per molti genitori la figura del pediatra di libera scelta (PLS) non rappresenta soltanto un riferimento nei momenti di malattia del bambino. Soprattutto nei primi mesi di vita, infatti, il pediatra svolge un ruolo fondamentale nell’accompagnare la famiglia nella gestione quotidiana del neonato.
È una guida per tutte le fasi della crescita: dall’allattamento all’igiene, dal sonno alla dentizione, dallo svezzamento allo spannolinamento fino all’identificazione precoce di eventuali anomalie o ritardi nello sviluppo fisico, psichico e motorio.
Il pediatra è inoltre un punto di riferimento per le vaccinazioni obbligatorie e raccomandate.
I bambini da 0 a 6 anni hanno diritto ad essere seguiti dal pediatra di libera scelta. Dai 6 ai 14 anni, i genitori possono scegliere se mantenere il pediatra o passare al medico di medicina generale (MMG). Dopo i 14 anni, e fino al massimo ai 16 anni, il pediatra può continuare ad assistere l’adolescente su richiesta motivata del genitore. Dopo i 16 anni la presa in carico passa al medico di medicina generale.
Come per il medico di medicina generale, la scelta o la revoca del pediatra può avvenire in vari modi. In presenza, presso agli sportelli della propria Asl o online, per la Sardegna collegandosi al sito Zente Web (zente.sardegnasalute.it). La Scelta online prevede che il genitore sia in possesso di Tessera Sanitaria, con funzione di Carta Nazionale dei Servizi (TS-CNS), già attivata presso gli sportelli delle Aziende socio-sanitarie locali (ASL) o con i codici SPID, o con Carta di Identità Elettronica (CIE).
Una volta effettuata la scelta online non è possibile modificarla prima di 30 giorni. Tuttavia, è sempre possibile effettuare la revoca o il cambio recandosi di persona presso gli sportelli della propria ASL.
Chi si trasferisce temporaneamente in un altro Comune in un’altra Regione può richiedere la scelta temporanea di un pediatra nel nuovo luogo di residenza o domicilio.
Come i medici di medicina generale, anche i pediatri di libera scelta hanno un tetto massimo di assistiti. In alcune circostanze però è possibile richiedere l’assegnazione di un determinato pediatra anche se ha raggiunto il tetto massimo previsto. Le condizioni possono variare da Regione a Regione ma in linea generale l’assegnazione è consentita in caso di nascita di un nuovo bambino all’interno di un nucleo familiare già seguito dallo stesso pediatra, oppure in caso di assegnazioni temporanee.
A cura di Chiara Prinzi
31 dicembre 2025
Trasporto sanitario: quando è gratuito, quanto si paga e quali mezzi vengono utilizzati?
Quando si parla di trasporto sanitario, uno dei dubbi più frequenti riguarda chi ha diritto all’ambulanza, in quali casi è gratuita e quali mezzi vengono utilizzati. La normativa, in realtà, è piuttosto articolata perché combina regole nazionali e discipline regionali. Proviamo a fare ordine.
In Italia il trasporto sanitario rientra nell’organizzazione dell’emergenza sanitaria territoriale, istituita con il D.P.R. 27 marzo 1992 e definita nelle sue modalità operative dalle linee guida approvate in sede di Intesa Stato-Regioni nel 1996.
Dal 2017, con il D.P.C.M. 12 gennaio, l’emergenza sanitaria territoriale è stata inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Questo significa che, nei casi di emergenza-urgenza, il trasporto sanitario è garantito dal Servizio sanitario nazionale attraverso i servizi sanitari regionali.
Le ambulanze sono a tutti gli effetti veicoli sanitari e devono rispettare requisiti tecnici e funzionali precisi. A livello europeo il riferimento è la norma EN 1789, recepita in Italia dal decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 29 ottobre 2010, che consente di distinguere i mezzi in base alla funzione svolta.
I veicoli si differenziano infatti sia per allestimento sia per personale impiegato, in base al tipo di intervento richiesto.
Ambulanza di tipo A: è utilizzata per trasporti non urgenti. Trasporta pazienti che non necessitano di interventi sanitari avanzati durante il tragitto; normalmente a bordo è presente personale soccorritore, ma non il medico;
Ambulanza di tipo B: è destinata al soccorso in emergenza con capacità di assistenza e monitoraggio di base;
Ambulanza di tipo C: è il mezzo per il soccorso avanzato. Dispone di spazi, impianti e dotazioni idonee alla gestione e al monitoraggio delle funzioni vitali e può essere medicalizzata.
Indipendentemente dalla tipologia, tutte le ambulanze devono essere dotate di una dotazione minima obbligatoria, sostanzialmente uniforme su tutto il territorio nazionale: materiali di primo soccorso, presidi per la protezione del paziente e la prevenzione dell’ipotermia, defibrillatore, aspiratore, kit di rianimazione, sistemi per l’ossigenoterapia, barelle, sedie portantine e dispositivi di protezione individuale per il personale.
Le ambulanze impiegate nel soccorso avanzato possono inoltre disporre di apparecchiature elettromedicali più complesse, come monitor multiparametrici, sistemi di ventilazione assistita e farmaci per la gestione delle emergenze, in relazione alla presenza di infermieri o medici a bordo.
È utile distinguere anche tra ambulanza medicalizzata e automedica: quest’ultima è un veicolo rapido che trasporta il medico e le attrezzature sul luogo dell’emergenza, ma non è destinato al trasporto del paziente; l’ambulanza medicalizzata, invece, consente sia l’intervento sanitario avanzato sia il trasferimento immediato del paziente verso la struttura più idonea.
La scelta del mezzo da inviare spetta sempre alla centrale operativa, che valuta la situazione sulla base delle informazioni raccolte durante la chiamata.
Per le emergenze-urgenze il riferimento è il Numero Unico Europeo 112, che convoglia le chiamate verso una Centrale Unica di Risposta. Gli operatori smistano poi la chiamata al servizio competente: Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco o soccorso sanitario. Il 118 resta comunque attivo ed è specifico per le emergenze sanitarie.
In linea generale, il trasporto in emergenza è gratuito, perché come dicevamo è compreso nei LEA e finanziato dal Servizio sanitario regionale. Tuttavia, alcune Regioni prevedono casi specifici in cui il costo può essere addebitato al cittadino, ad esempio quando, a seguito delle verifiche cliniche, risulta che non sussistevano reali condizioni di emergenza-urgenza e la chiamata è stata effettuata rappresentando una situazione diversa da quella reale.
Diversa è la situazione dei trasporti sanitari secondari, cioè quelli non urgenti e programmati. Si tratta di trasporti necessari perché il paziente non è in grado di utilizzare mezzi diversi dall’ambulanza, ma che non presentano carattere di urgenza.
In questi casi, la gratuità o la partecipazione alla spesa dipendono dalle regole regionali e dal fatto che il trasporto sia inserito in un percorso assistenziale organizzato dal servizio pubblico. In assenza di tali condizioni, il trasporto è generalmente a pagamento.
I trasporti secondari si distinguono principalmente in trasporti interospedalieri e trasporti da domicilio a ospedale (e viceversa).
I trasporti interospedalieri sono a carico del SSR quando esiste una necessità clinica non erogabile dalla struttura di degenza oppure in caso di mancanza di posti letto nell’ospedale di provenienza.
Per i trasporti da e verso il domicilio, il servizio è a carico del SSR solo per pazienti allettati o non deambulanti, non trasportabili con altri mezzi e che si trovano in condizioni specifiche spesso definite a livello regionale.
Qualsiasi trasferimento richiesto dall’utente o dai familiari non motivato da esigenze cliniche è sempre a carico dell’interessato. In questi casi ci si può rivolgere ad associazioni di volontariato o alle ambulanze dell’azienda sanitaria, se disponibili, con costi determinati da criteri di mercato: distanza, durata del servizio, livello di assistenza e presenza di personale sanitario a bordo.
In questa fattispecie sono compresi i casi di trasferimento al di fuori della Regione di residenti in altre regioni per avvicinamento al domicilio.
In sintesi, il trasporto in emergenza è regolato in modo uniforme a livello nazionale, mentre i trasporti non urgenti sono disciplinati prevalentemente dalle Regioni. Per questo motivo, in caso di dubbi, è sempre consigliabile verificare con la propria Asl di riferimento se, in base alla condizione clinica, si ha diritto al trasporto sanitario secondario a carico del Servizio Sanitario Regionale.
31/12/2025
A cura di Chiara Prinzi
Trasporto sanitario: come funziona in generale e cosa cambia in Sardegna
Quando si parla di trasporto sanitario è fondamentale distinguere tra le situazioni di emergenza-urgenza e i trasporti programmati o non urgenti. In Italia il trasporto sanitario fa parte dell’organizzazione del sistema di emergenza territoriale ed è incluso nei Livelli Essenziali di Assistenza. Questo significa che, in presenza di una reale emergenza sanitaria, l’intervento dei soccorsi e il trasporto in ambulanza sono garantiti dal Servizio sanitario nazionale.
Accanto all’emergenza esistono però anche i trasporti sanitari non urgenti, utilizzati quando il paziente non è in grado di spostarsi con mezzi ordinari ma non presenta una condizione di pericolo immediato. In questi casi le regole non sono uguali in tutta Italia, perché la normativa nazionale lascia ampio spazio alle Regioni nel definire criteri di accesso, modalità organizzative e condizioni di gratuità o di compartecipazione alla spesa. È in questo quadro che si inserisce l’organizzazione del trasporto sanitario in Sardegna, costruita per rispondere alle specificità di un territorio vasto, con aree interne e collegamenti spesso complessi.
In Sardegna il trasporto sanitario rientra nelle competenze della Regione Autonoma della Sardegna, attraverso l’Assessorato dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza Sociale, mentre la gestione operativa è affidata all’AREUS Sardegna, Azienda Regionale di Emergenza e Urgenza della Sardegna. La riforma sanitaria regionale, attuata con la legge regionale 11 settembre 2020, n. 24, ha attribuito ad AREUS un ruolo centrale nel garantire, nell’ambito dei LEA, il coordinamento dell’emergenza-urgenza extraospedaliera e dei trasporti sanitari e sanitari semplici, compresi quelli necessari per consentire il rientro dei pazienti nel territorio regionale e il completamento delle cure.
L’organizzazione del servizio tiene conto delle particolari caratteristiche geografiche dell’Isola. Le distanze elevate, la presenza di aree interne poco servite e le difficoltà di collegamento rendono necessario un modello di intervento strutturato. Per questo il trasporto sanitario è pianificato all’interno di un piano regionale dell’emergenza-urgenza che stabilisce il posizionamento dei mezzi di soccorso in base all’orografia del territorio e alle vie di comunicazione, con particolare attenzione alle zone più disagiate. Il servizio può essere svolto direttamente dal sistema pubblico oppure attraverso soggetti esterni convenzionati, in particolare enti del Terzo Settore, che collaborano per garantire una copertura capillare.
Nel sistema regionale operano diverse tipologie di mezzi, che vengono attivati in base alla gravità dell’evento e alla distanza dalle strutture sanitarie. Le ambulanze di base sono impiegate per gli interventi meno complessi, mentre i mezzi di soccorso avanzato prevedono la presenza di personale sanitario, come medici e infermieri, e consentono un’assistenza più articolata già sul luogo dell’intervento. Un ruolo fondamentale è svolto anche dall’elisoccorso, che in Sardegna dispone di tre elicotteri con basi a Olbia, Alghero Fertilia e Cagliari Elmas. Questo servizio permette interventi rapidi anche in aree difficilmente raggiungibili via terra e integra l’attività delle ambulanze, soprattutto nei casi più gravi o in contesti logistici complessi.
Accanto all’emergenza, AREUS coordina anche i trasporti sanitari non urgenti. Rientrano in questa categoria sia i trasporti sanitari semplici, effettuati con ambulanza, autovettura o furgone finestrato da soggetti convenzionati con le aziende sanitarie, sia i trasporti sanitari veri e propri disposti dalle strutture sanitarie, come i trasferimenti interospedalieri o quelli interni alla stessa struttura. Per rendere il servizio più uniforme sul territorio regionale, AREUS è chiamata ad analizzare l’organizzazione dei trasporti nelle diverse aziende sanitarie, individuare aree di miglioramento, definire le risorse necessarie e attivare una Centrale Operativa Integrata dei trasporti, collegata al numero 116117, con l’obiettivo di aumentare l’efficienza complessiva del sistema.
Per i cittadini è importante conoscere anche i numeri di riferimento. In Sardegna, come nel resto d’Italia, il numero per le emergenze è il Numero Unico Europeo 112, attivo 24 ore su 24. Il servizio funziona anche quando il telefono è privo di SIM, bloccato o senza credito. Le chiamate vengono ricevute da una Centrale Unica di Risposta che, dopo aver localizzato la chiamata e identificato il tipo di emergenza, smista l’intervento verso il servizio competente, incluso il soccorso sanitario. Resta comunque attivo anche il 118, che continua a essere il riferimento specifico per le emergenze sanitarie.
La Centrale Operativa effettua un triage telefonico per valutare la gravità della situazione e stabilire il mezzo di soccorso più idoneo, assegnando un codice di gravità che può variare in base alle condizioni cliniche del paziente e che può essere modificato se la situazione evolve durante il soccorso. I codici utilizzati sono gli stessi del pronto soccorso e vanno dal codice rosso, che indica una situazione di pericolo di vita, al codice bianco, riservato ai casi non urgenti. In base alle informazioni raccolte, la Centrale provvede a inviare i soccorsi e ad allertare, se necessario, anche le forze dell’ordine o i vigili del fuoco. Nell’attesa dell’arrivo dei mezzi, l’operatore fornisce indicazioni utili sui comportamenti da adottare. Una volta sul posto, la scelta dell’ospedale di destinazione viene effettuata dal medico intervenuto o dal medico della Centrale Operativa, tenendo conto della distanza, della gravità del caso e della presenza dei servizi necessari.
Nei casi di trasporto in urgenza e nei trasporti secondari non urgenti disposti dall’ospedale, il servizio è sempre a carico del Servizio sanitario nazionale. Esistono però alcune situazioni in cui il trasporto può essere gratuito anche in assenza di urgenza, come nel caso di pazienti oncologici per terapie certificate, pazienti in dialisi, persone seguite in assistenza domiciliare integrata (ADI), pazienti con invalidità superiore al 67 per cento o ultrasessantacinquenni non deambulanti, nonché nei casi di dimissioni protette quando la non autosufficienza lo richiede. In queste situazioni è necessario essere in possesso di una richiesta del medico curante che attesti la necessità del trasporto.
Infine, sul territorio operano numerose associazioni locali che svolgono servizi di accompagnamento all’interno di progetti di volontariato. In questi casi il servizio è generalmente gratuito e può essere sostenuto, se lo si desidera, attraverso una donazione volontaria.
I servizi di trasporto secondario coperti dal servizio sanitario regionale variano da Regione a Regione. Conoscere queste possibilità consente ai cittadini di orientarsi meglio tra i servizi disponibili e di accedere alle cure in modo più consapevole, evitando incertezze proprio nei momenti di maggiore bisogno.
